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ogni Miletese nel suo
piccolo... è un personaggio illustre se onora la sua terra, le sue origini,
la famiglia e gli amici
Goffredo Malaterra
Fu monaco dell’Abbazia della SS. Trinità, dove fu investito di "aulica
dignità di storico", e biografo di Conte Ruggero, di cui riporta le vicende
nel suo De rebus gestis Rogerii Calabriae ed Siciliae comitis, in cui un
riferimento preciso a Mileto è rinvenibile in una sorta di indice dove si
legge «VICESIMUM TERTIUM. Dux fratrem comitem apud Miletum obsessum vadit».
Pur essendo un'opera che soffre di certa parzialità, essa è una fonte
importantissima, anche perchè unica, nel riportare fatti che altrimenti
sarebbo rimasti nell'oblio.
Le notizie biografiche di Goffredo Malaterra sono rarissime. Gli ordini
sacri li ricevette nel monastero di Saint-Evroult sur Ouche in Normandia;
soggioronò in varie abbazie, tra cui Venosa, Santa Maria di S. Eufemia e SS.
Trinità di Mileto. Giunto in Sicilia dopo il 1091, fu monaco a Sant'Agata di
Catania, primo monastero latino dell'isola; qui fu elevato dal Conte Ruggero
a vescovo della città etnea.
Al Malaterra è dedicata una piccola via nella frazione Comparni.
Paolo di Ciacio
Le notizie su Paolo di Ciacio da Mileto sono pressocché inesistenti, quelle
rarissime che a lui si riferiscono risalgono unicamente agli anni 1456 e
1457. Queste possono trarsi dal fatto che il nostro pittore è stato chiamato
ad Altomonte dal Beato Paolo da Mileto, padre domenicano nel convento di
quella cittadina. Paolo di Ciacio ebbe il merito di portare in Calabria
l'influenza della pittura di Antonello da Messina. Infatti proprio ad
Altomonte sembra che abbia dato vita a quel suo capolavoro, che sempre più
studiosi attribuiscono a lui, che è la Madonna delle Pere, opera che proprio
nel museo civico di Altomonte è conservata.
Il volto della Madonna ha una somiglianza con le sante domenicane, e il suo
caratteristico sguardo richiama i volti delle madonne di Antonello da
Messina; gli elementi catalani, l'atteggiamento del Bambino, ispirato alla
pittura bizantina, il paesaggio sullo sfondo (un'assoluta novità) e il
carattere fiammingheggiante di alcuni particolari, come le pieghe dell'abito
e la trasparenza del velo, fanno ritenere che la tavola di Paolo di Ciacio
debba riferirsi con molte certezze alla scuola di Antonello.
Vengono segnalati altresì due peculiarità del dipinto: l'esoterismo, in
quanto sono presenti, soprattutto nel Bambino, alcuni elementi 'strani', e
il carattere rude e arcaico (ma non per questo meno espressivo) che fu
tipico della tradizione artistica calabrese. Rudezza e arcaicità che si
ritengono volute, altrimenti sarebbero inspiegabili in un pittore che ha
dimostrato di aver mirabilmente recepito, elaborandola poi in forme geniali,
la lezione delle diverse culture dell'epoca, non solo antonelliana ma anche
fiamminga, provenzale e catalana, che si riscontrano anche nello splendido
polittico napoletano della chiesa dei "Santi Severino e Sossio", databile
tra il 1472 e 1482, anch'esso rientrante indubbiamente nella produzione
artistica di Paolo di Ciacio, come rivelano la raffigurazione della Madonna
con Bambino, le decorazioni, vegetali e non, dei piviali e della dalmatica
dei santi Severino, Sossio e Gregorio.
Quinzio De Rusticis
Quinzio era romano, canonico di Ostia, ancora chierico, quando nel
concistoro del venerdì 17 luglio 1523, su referenza dello stesso cardinale
Andrea della Valle, il Papa lo destinò in amministratore perpetuo della
chiesa di Mileto. Tra le molte questioni che fu chiamato a risolvere, il
nuovo vescovo fu incaricato di recuperare i beni della SS. Trinità, che
erano stati usurpati.
Quinzio portò a Mileto il fratello Camillo col nipote Girolamo, che fu poi
vescovo di Tropea. Intervenne al concilio di Trento, e ottenne per la
diocesi l'indulgenza del Giubileo del 1550.
Donò alla chiesa Cattedrale la statua marmorea di S. Nicola.
Il suo episcopato è fina ad ora il più lungo nella storia dei vescovi di
Mileto: 43 anni.
Nicola Taccone Gallucci
Roberto Giordano
di Pino Currà
È
stato un evento storico per tutta la comunità miletese e per l’intera
regione Calabria. Nei giorni scorsi, uno dei suoi figli più cari, il
pianista Roberto Giordano, si è esibito in un recital di grande successo,
assieme al famoso Basso-baritono Josè Van Dam, al teatro alla Scala di
Milano. Una serata memorabile alla quale non è voluta mancare una folta
rappresentanza di cittadini miletesi. Tra questi, il vescovo Domenico
Tarcisio Cortese, arrivato appositamente da Verona, dove ha partecipato al
quarto convegno della chiesa italiana. A rappresentarne l’Amministrazione
comunale sono stati presenti il primo cittadino Rocco Condoleo, il vice
sindaco Fortunato Giordano, l’assessore al Turismo Anna Delia Massara e il
delegato alla Cultura Fortunato Muzzopappa. Circa tre mila gli spettatori,
tra questi l’ambasciatore emerito del Belgio, Jan Willems e molte
personalità straniere munite di apposito spartito, che per un’ora e mezza si
sono lasciati coinvolgere dalle note uscite per incanto dall’arte pianistica
di Roberto Giordano e dalla voce del famoso basso-baritono belga. È stata la
prima volta alla Scala per un Roberto che, dall’alto dei suoi venticinque
anni di età, all’entrata sul palco, ha provato “la sensazione fantastica di
una platea che con il suo calore diventa un tutt’uno con l’artista,
coinvolgendolo in un unico enorme abbraccio”. I due artisti si sono esibiti,
quasi in simbiosi, nella famosa opera Winterreise (Il viaggio d’inverno) di
Schubert, il ciclo di 24 melodie che racconta le diverse tappe invernali
della vita di un giovane. Subito prima del recital, il commovente abbraccio
tra Roberto con la madre Antonietta, arrivata appositamente dalla Calabria.
La stessa, assieme al padre e alla fidanzata belga, per tutta la durata
della performance lo ha accompagnato dal palco Reale spiritualmente per
mano. Una emozione che ha coinvolto tutti gli astanti e lo stesso Roberto.
Iniziata quando il pianista da dietro il palco, di nascosto, ha visto il
pubblico affluire nella platea. Continuata quando a prendere il sopravvento
sono state le note e le melodie create dai due artisti. Esplosa alla fine
dell’ultimo accordo di pianoforte, allorquando il caloroso applauso del
pubblico, protrattosi ininterrottamente per otto minuti, ne ha sigillato, se
mai c’è ne fosse stato bisogno, la piena consacrazione. E a darne ulteriore
conferma, l’ovazione elevatasi dal loggione, storica anima critica e
termometro di apprezzamento della Scala, e le sette uscite di ringraziamento
che Josè Van Dam ha voluto effettuare tenendo per mano e ringraziando
pubblicamente il giovane pianista miletese. Lo stesso direttore artistico
Fortunato Artombine, al termine del recital, ha voluto fare i complimenti a
Roberto Giordano. “Un’atmosfera unica – ha affermato l’artista miletese -
che solo un teatro come la Scala può regalare. Davanti ad un pubblico che ti
comprende veramente e con il quale si riesce a dividere le emozioni e tutto
quello che tu stai, in quel momento, trasmettendo. Esibirsi alla Scala – ha
aggiunto – vuol dire sentirsi addosso la responsabilità di una grande
tradizione e di una eredità lasciata da tutti i grandi artisti, tra i quali
lo stesso Giuseppe Verdi, che, in varie epoche, si sono succeduti su questo
palco”. Un Roberto Giordano che fa dell’umiltà la sua forza, sempre
disponibile e che, nonostante la sua giovane età, vanta una carriera
artistica che lo ha portato e lo porterà ad esibirsi nei più grandi teatri
del mondo. Prossime tappe Francoforte, Berlino, Giappone e Stati Uniti. Il
giorno dopo il recital, intanto, nella Galleria di Milano, l’intervista
concessa, nell’ambito di un lavoro dedicato a Josè Van Dam, al regista
Gerard Corbiau (Premio Oscar e Golden Globe per il film “Farinelli”) che su
Roberto, qualche anno fa, ha girato un film dal titolo “Roberto Giordano”
d’un monde à l’autre”. E’ questo, ne siamo sicuri, solo il resoconto
iniziale di un’avventura che continuerà, per la gioia di coloro che avranno
la fortuna di ascoltarlo, per tanto tempo e in tutti i continenti.
visita il sito internet ufficiale di
Roberto Giordano
www.robertogiordano.org
Mesiano Domenico

La Pro Loco Mileto fa i migliori auguri al giovanissimo e
promettente calciatore Mesiano Domenico
che è stato selezionato per far parte delle Giovanili
della Raggina Calcio di Lillo FOTI.
Si sono svolti nel mese di Giugno 2007 i provini al
Centro Sant’Agata di Reggio Calabria per la categoria “Giovanissimi” che ha
visto la partecipazione di Mesiano Domenico, classe 1993, il quale è stato
scelto a far parte della squadra reggina, dopo che lo stesso nel corso della
finale regionale vinta contro il Corigliano è stato prescelto dal
selezionatore per la Reggina Calcio Simone Giacchetta ex capitano della
Reggina.
Mesiano 13 enne ha militato quest’anno nella vibonese
calcio vincendo i campionati provinciali e regionali categoria esordienti
guidati dal mister Cuppari Marcello e dal responsabile Rino Putrino Centrale
difensivo.
Mesiano intende da subito ringraziare il mister Cuppari
il quale in questo anno gli ha insegnato tanto e tutta la società vibonese
calcio, ma un particolare ringraziamento viene rivolto alla Società Mileto
Calcio dove Mesiano si è cresciuto e al Mister Gennaro Gabriele.
Il 22 agosto inizierà la preparazione e il giovane
ragazzo si trasferirà a Reggio Calabria per far parte della Squadra che
spera domani possa offrigli tante soddisfazioni.
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