Proloco Mileto   Associazione turistica

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La Cattedrale

Della cattedrale voluta nel 1081 da Ruggero il Normanno, per ospitarvi la sede vescovile di Mileto ottenuta da Papa Gregorio VII, non rimangono che pochi resti nella Mileto Antica. L’attuale edificio sacro, dedicato a San Nicola, è recente, del 1930, edificato sulla chiesa costruita nel secolo XIX e demolita dopo i terremoti del 1905 e 1908.

Imponente e severa, la nuova chiesa rispecchia lo stile romanico, fedele all’antica tradizione di Mileto. La facciata è divisa in tre parti da quattro pilastri a sostegno di un coronamento a piccole arcate a tutto sesto, che continua nelle due ali laterali a spiovente. I portali sono tre, ognuno sormontato da una lunetta con affrescati i simboli dell’Eucaristia; sul centrale, con colonne e copertura a timpano, un gran rosone polilobato, composto da dodici colonnine a raggiera. Sulla destra, l’alto ed elegante campanile, alleggerito da belle trifore e con copertura a cuspide; è nel cortile della Curia, staccato dal corpo della chiesa, e vi sono murati alcuni frammenti in marmo, raffiguranti la Madonna con i Santi e un Cavaliere.

L’interno è a croce latina, con atrio e tre navate, separate da due ordini di sei colonne ioniche, a sostegno di spessi architravi, e pavimento in marmo bianco, con riquadri ed intarsi policromi. Nell’atrio, alcuni pezzi, murati, del sarcofago di Ruggero il Normanno, recuperati dal primitivo edificio medioevale. La navata centrale, ben illuminata da finestre con vetrate policrome, ha un soffitto a cassettoni ed è dominata dal Cristo tra i cinque continenti, mosaico di grandi dimensioni affiancato da affreschi dello Zimatore e del Grillo; le due laterali hanno, invece, soffitti piani intonacati a stucco e con riquadratura a rilievo. Al centro del presbiterio, con copertura in legno, l’Assunta, bella tela di Giuseppe Naso, un tempo pala dell’altare maggiore nella demolita chiesa del XIX secolo. Ai lati del presbiterio, la cappella del Santissimo Sacramento, a destra, e la cappella espiatoria, a sinistra, con la cripta in cui riposano le spoglie dei vescovi e dei canonici della cattedrale. Molte delle opere conservate provengono dall’antica chiesa normanna. Nella navata destra, per esempio: il medaglione del XVI secolo, con San Gerardo ed Angeli; il sarcofago del vescovo Fazzari, raffigurato disteso sulla lastra tombale, con iscrizione gotica del 1339, in paramenti e mitria; la statua di San Nicola, splendida opera in marmo del De Rusticis, del 1594; la Vergine del Rosario ed un San Nicola, due tele del XVIII secolo, di Giulio Ricciolino; il Transito di San Giuseppe, altro dipinto forse del Parmigianino. Nella navata sinistra, la teca con le reliquie di San Fortunato, martire romano. Ancora dalla chiesa normanna: una Madonna col Bambino, altorilievo in marmo del 300; il frammento di una lastra tombale in marmo, con in rilievo la figura di un guerriero morente, sempre del 300; lo splendido busto in argento di San Nicola di Bari, raffinata opera del 300; l’incensiere d’argento, medioevale; il bel Crocifisso d’avorio, opera del XVIII secolo, dono di Ferdinando II di Borbone; il dipinto di San Filippo Neri, attribuito al Domenichino.

Più recenti, ma di non minor pregio, la statua di Santa Cecilia e la Comunione del re di Francia, attribuita a Giuseppe Naso, entrambe del XIX secolo e nella navata destra; la Madonna della Grazie e un San Sebastiano, tele anonime di notevole pregio, i confessionali in legno e il bell’altare con ciborio, tutte opere del XIX secolo e nella navata sinistra. Infine, di notevole valore artistico le opere contemporanee del Farina: il grande altare in bronzo con la Cena di Emmaus; la Via Crucis; il fonte battesimale; il cero pasquale; l’ambone ed il Crocefisso.

 

 

<<Mentre attraversavamo Mileto, ho ricordato che, per alcuni anni, essa fu politicamente importante quanto Londra o Parigi, e che le sue chiese e i suoi palazzi dovettero offrire bellezza architettonica e fasto di decorazioni e di arredi al pari dei più insigni edifizi costruiti allora in Italia. Tutto scomparso entro le voragini apertesi nel suolo a causa di fortissimi terremoti: e la città odierna non posa sul luogo dell' antica capitale di Ruggero>>.

Le parole del grande storico dell' arte Bernard Berenson riassumono perfettamente la magnificenza e l' importanza dell' antica cittadina che in molti, a ben vedere senza fondate ragioni, vogliono fondata dai Milesi dell' Asia scacciati da Dario. Una storia di cui purtroppo rimangono soltanto pochi segni eloquenti e importanti, ma che certo non ci restituiscono la grandezza di quella Mileto dove Ruggero il Normanno vi stabilì la sua corte, facendo erigere la grandiosa Abbazia della Trinità tra il 1063 e il 1068, e dove nel 1081 papa Gregorio VII trasferì la sede del vescovado vibonese, pur se padre Francesco Russo sostiene che la bolla istitutiva della diocesi miletese risale al 1075.

<<Gloriosa città>> la definì Giovan Battista Pacichelli, con <<fabbriche magnifiche>>, tra cui il <<Tempio, e Chiostro de' Monaci Casinensi de' più sontuosi del Regno, diroccato nel Terremoto del 1659, poi riparato ed oggi con quattordici luoghi di giurisdizione>>, senza dimenticare di magnificare le ricchezze e l' importanza di ciò che ormai rimaneva dell' antica capitale, tra cui il Duomo <<di fabrica artificiosa >>, e ritenuto <<una delle più sontuose chiese della Calabria>>.

Non a caso la triste sorte della capitale di Ruggero è stata ricordata con parole accorate da quanti, storici e viaggiatori, archeologi e <<antiquari>>, visitarono Mileto dopo il tremendo terremoto del 1783 -da Charles Didier a Léon Palustre de Montifaut a François Lenormant- che distrusse completamente la vecchia cittadina, ricostruita in seguito su un dosso a circa due chilometri dal sito originario. Un <<errore>>, stando a de Montifaut, il quale annota: <<Le rovine dell' antica città, soggiorno preferito del conte Ruggero il Normanno, consistono principalmente in qualche resto della massiccia abbazia della Santissima Trinità, il cui nome ricorda una devozione cara ai Normanni. All' altra estremità dell' altopiano, arcate rotte e volte squarciate dal tempo designano -si dice- il palazzo dello sposo di Adelaide, il "gran conte", come amavano chiamarlo i calabresi. Oggi un silenzio di tomba ha rimpiazzato le grida di guerra e il vento inclina le spighe là dove un tempo pii canti venivano elevati notte e giorno al Signore>>.

Ma se le numerose testimonianze e le più recenti ricerche, a cominciare da quelle di Giuseppe Occhiato, e i tanti studi hanno ricostruito la storia di Mileto e dell' Abbazia della SS. Trinità e del suo patrimonio artistico -e tra gli ultimi quelli raccolti dalla locale Pro loco in un interessante volume a più voci, dal titolo Mileto nel contesto storico-culturale dell' Italia meridionale-, indagandone i diversi risvolti, i segni di quell' indissolubile legame tra passato e presente, fede e arte meritano l' attenzione meno distratta del turista ma anche del fedele di oggi.

E la visita non può che cominciare dalla Cattedrale di San Nicola, edificata sul demolito tempio ottocentesco voluto da monsignor Mincione, e consacrata nell' ottobre del 1930.

Il moderno edificio, il più grande degli edifici sacri della diocesi, è imponente e severo e riprende, senza particolari pregi, i moduli romanici riallacciandosi all' antica tradizione di Mileto. La facciata, in stile romanico-lombardo, è tripartita da quattro pilastri che al centro sorreggono un timpano sostenuto da piccoli archi a tutto sesto e che si ripetono nelle ali laterali. Presenta tre portali, di cui quello centrale sormontato da un rosone polilobato composto da dodici colonnine disposte a raggiera. Sul fianco destro si innalza un alto campanile cuspidato con eleganti trifore.
L' interno è a croce latina, con tre navate divise da due ordini di sei colonne. Nella parte destra dell' atrio sono murati alcuni frammenti architettonici della vecchia Cattedrale e dell' Abbazia benedettina della Mileto normanna. Tra questi frammenti marmorei, alcuni appartengono al sarcofago del Gran Conte Ruggero, già conservato nel primitivo edificio normanno.

La navata centrale presenta un soffitto a cassettoni e un grande mosaico raffigurante Cristo con i cinque continenti, collocato tra gli affreschi eseguiti dai pizzitani Diego G.

Nella navata destra, invece, si notano altri reperti in marmo provenienti dall' antica cattedrale, tra cui il medaglione mutilo raffigurante San Gerardo e angeli, del XVI secolo, e poco oltre il sarcofago con la lastra tombale dell' arcivescovo Fazzari, ritratto a figura intera e con abiti papali, una delle opere più interessanti dell' ancora poco indagato Maestro di Mileto, del secolo XIV.rillo e Carmelo Zimatore.
 

Sempre lungo la stessa navata, si trova il monumento funebre del Vescovo Minutolo, eseguito nel più puro stile ottocentesco, mentre sul fondo si ammira la splendida statua marmorea di San Nicola di Bari, patrono di Mileto, raffigurato in paramenti sontuosi, con sul basamento un' iscrizione del Vescovo di Mileto Quinzio de Rusticis del 1559, bella opera rimaneggiata e proveniente anch' essa dalla vecchia cattedrale, e opera non del vescovo, come vorrebbe qualcuno che ha confuso il prelato con l' artista, bensì di bottega napoletana del Cinquecento, pur se il Capialbi e il Taccone-Gallucci l' attribuiscono al fiorentino Francesco Rustici. Nella parete della medesima navata, poi, la grande pala raffigurante la Madonna del Rosario, opera di Giulio Ricciolino, e il San Nicola, dello stesso pittore.Lungo la navata sinistra, invece, alcune tele settecentesche di autore ignoto, tra cui un San Sebastiano e una Madonna delle Grazie, l' edicola in stile neoclassico contenente il corpo di un martire romano, rivestito di begli abiti settecenteschi, noto come San Fortunato, e in fondo l' altare ottocentesco in marmo con un interessante ciborio.
Tra le altre opere conservate nella cattedrale, particolare attenzione merita un bel Crocefisso a tutto tondo in avorio, opera ammirata da François Lenormant, e da qualcuno attribuito persino al Buonarroti, come ricorda il Frangipane, ma di fattura settecentesca, che Ferdinando IV donò al suo confessore, monsignor Porta, i cui eredi lo vendettero al vescovo Mincione nel 1851.

Ma la storia di Mileto, testimoniata dai resti dell' antica città e dell' Abbazia, si può ripercorrere nelle sale del Museo Archeologico, aperto nel 1977, che custodisce importanti reperti provenienti dall' antica Mileto. Tra questi, alcuni capitelli e frammenti delle sculture e delle vetrate che ornavano l' Abbazia benedettina, paramenti sacri e argenterie di notevole interesse, e soprattutto le splendide opere ascritte al Maestro di Mileto, i sarcofagi di Roberto di Sanseverino e la lastra tombale raffigurante un cavaliere giacente. Opere di grande interesse e pregio, che insieme ai tanti frammenti custoditi nel Museo fanno di Mileto uno dei centri calabresi più ricchi di scultura trecentesca.

Oltre a queste importanti testimonianze, da ammirare quello che è forse il capolavoro in assoluto custodito nel Museo, il bellissimo Crocefisso ligneo di Alessandro Algardi, opera suggestiva e di intensa drammaticità, espressione tra le più interessanti dell' arte barocca.

Un viaggio, dunque, che tra i resti dell' antico splendore della cittadina amata dal Gran Conte Ruggero, ripropone l' attenzione verso un periodo cruciale della storia della regione, consentendo una visione più attenta della dominazione normanna e dei mutamenti politici e culturali intervenuti con il processo di rilatinizzazione da essi avviato.

 

 

 

 

Santuario di Santa Maria della Cattolica

Cattedrale cittadina fino alla costruzione della chiesa di San Nicola, era in origine un piccolo edificio sacro, eretto due anni dopo il terremoto del 1783, per esigenze di culto; fu ampliata verso la fine del XIX secolo, e la torre campanaria, decorata con bifore e coronamento con mensole ad archetti, è del 1930.L’impianto richiama lo stile romanico, con la facciata in pietra a faccia vista, ripulita pochi anni fa dall’intonaco che la ricopriva.

L’ingresso è molto semplice, affiancato da una serie di lesene poco appariscenti che, con le finestre a lunetta, sono gli unici elementi decorativi. L’interno è a tre navate divise da pilastri e conserva un altare maggiore il cui basamento è formato da quattro mensole in marmo bianco, decorate con volute e medaglioni.

 


©2006-2007 ProLoco Mileto Progetto a cura dei Volontari del Servizio Civile Nazionale; webmaster Giovanni Milia - Ultimo aggiornamento: 14-09-2011