Pro Loco Mileto 

                                                            Associazione Turistica Pro Loco Mileto

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Uniformi dell'esercito Francese

Uniformi dell'esercito Borbonico


Cronologia delle campagne Napoleoniche


La Grande Armée del 1806


Il Fante francese

Disposizione battaglioni di Fanteria

I battaglioni di Fanteria leggera

La tattica di Napoleone

Le manovre

La Cavalleria-Corazzieri, Dragoni o Cavalleria leggera

La Cavalleria leggera

La Cavalleria

L'artiglieria

Azioni tattiche standard

Artiglierie degli eserciti del periodo Napoleonico



I Generali
della Battaglia di Mileto

 


esercito Francese

 

 

esercito Borbonico

scheda del Generale Nunziante




Comandante distaccato presso l'esercito Borbonico

 Principe tedesco cugino della Regina del Regno di Napoli, Maria Carolina d'Austria ,che gli affidò il comando dell'esercito napoletano.


La Pro Loco Mileto sta lavorando ad un ambizioso progetto presentato alle più alte istituzioni Locali, Provinciali e Regionali per valorizzare l'evento

storico-culturale vissuto nella nostra cittadina.


Chiunque sia mosso dalla passione per la storia è invitato ad avvicinarsi per poter partecipare attivamente al progetto.

Il gruppo di lavoro

della Pro Loco Mileto si riunisce sistematicamente ogni martedi e venerdi sera presso la nostra sede, siamo aperti a qualsiasi aiuto, suggerimento e confronto.

 

Costituita la segreteria organizzativa dell'evento presso la Pro Loco Mileto

tel. 0963.543974 

      0963.336532

mail: prolocomileto@gmail.com

dalle ore 10:00 alle 12:00

dalle ore 17:00 alle ore 19:00

 i referenti sono:

Avv. Giuseppe Calzone

cell. 338.7773232

Arch. Franco Gangemi

cell. 368.501611

 

La presentazione ufficiale degli eventi programmati per il Bicentenario della Battaglia di Mileto avrà luogo domenica 29 aprile 2007 alle ore 10:00 presso la sala Consiliare del Comune di Mileto. Nell'occasione sarà costituito il Comitato Scientifico.


 





 

Artiglierie degli eserciti del periodo Napoleonico

Artiglieria Francese

 


Obice francese
 



Cannone francese da 4 pdr
 



Cannone francese da 12 pdr

Artiglieria Inglese



Obice inglese 5.5in
 


Artiglieria Austriaca


Cannone Austriaco da 12 pdr
 



Cannone Austriaco da 3 pdr

 

 

 

 

Qui di seguito alcune immagini delle uniformi dell'esercito Borbonico concesseci dall'Associazione Culturale Gioacchino Murat ONLUS.

www.murat.it

Alcune stanze del famoso Castello dove trascorse la prigionia e poi fu fucilato Gioacchino Murat, cognato di Napoleone nominato durante il periodo francese Re di Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Curiosità sulla Bandiera Borbonica

clicca per ingrandire e visualizzare i dettagli

Bandiera di stato, mercantile e da guerra introdotta presumibilmente nel 1738;

fino al 1816 fu anche bandiera reale, successivamente cambiata in porpora. Dal 1806 al 1815 era limitata alla sola Sicilia, a causa dell'occupazione francese della parte continentale del regno, e, sulla versione mercantile, portò altri simboli oltre allo stemma. Dal 1848 al 1849 ebbe un bordo verde-rosso. Il 25 giugno 1860 fu sostituita dal tricolore.

Era la bandiera bianca dei Borbone con lo stemma della casata, di fattura assai complessa. Tralasciando le partiture, si individuano le armi, spesso ripetute, di Farnese, d'Austria, Di Borgogna antica e moderna, del Portogallo, di Castiglia e di León, di Granada, di Fiandra, d'Angiò antico e moderno, d'Aragona e di Sicilia, del Brabante, del Tirolo, di Gerusalemme e dei Medici. Collari di vari Ordini, aggiuntisi nel tempo, ornavano lo scudo: la versione illustrata risale al XIX secolo inoltrato (c. 1830-60). In origine c'erano solo il collare del Toson d'Oro (in basso al centro), quello di San Gennaro (al centro sopra il Toson d'Oro), quello Costantiniano di San Giorgio (a sinistra) e di San Ferdinando (a destra).

Più tardi si aggiunsero il collare dell'ordine di Carlo III della Concezione (all'estrema destra) e quello dello Spirito Santo (all'estrema sinistra).

da sito "Bandiere passato e presente" (www.rbvex.it)

 

 

Mario Spizzirri-La battglia di Mileto nella dinamica storico militare dell'epoca napoleonica

Estratto da "Mileto nel Conteso storico-culturale dell'Italia Meridionale"

edito dalla Pro Loco Mileto 1999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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28 maggio 1807-2007
Bicentenario della Battaglia di Mileto

 

        VS

Gran Bretagna e Regno di Napoli o delle Due Sicilie                                     Francia Napoleonica

 


La carica della Cavalleria
 

 

Nel 1806 Napoli passa ai Francesi, divenuto Re Giuseppe Bonaparte, cosicché Mileto diventa antiborbonica. Fu in tale periodo, e precisamente l’anno successivo, 28 maggio 1807 che, “per liberare definitivamente le Calabrie dai residui borbonici avviene... la battaglia di Mileto”[1], che segna la fine delle speranze di Ferdinando IV di tornare sul trono.

[1] Pata Franco, op. cit., pag. 41
Estratto da Mileto - Mille anni di storia a cura dell'Accademia Milesia - Marzo 2001

 

 

Vedi la pagina Il decennio Francese, vicende e fatti a Mileto

con "Francesi, borbonici e briganti a Mileto (1805 - 1815)" di Filippo BARTULI

 


Il bicentenario della Battaglia di Mileto

(di Giuseppe Calzone )

   Ricorre quest’anno il bicentenario della Battaglia di  Mileto (28 maggio 1807) allorquando la Calabria -durante l’era  napoleonica- divenne terreno di scontro tra due delle maggiori potenze europee: la Francia e l’ Inghilterra, quest’ultima alleata dei  borboni. A Mileto furono i francesi a prevalere sui borboni e a conquistare il  predominio della regione per circa un decennio. Si capovolsero gli equilibri di forza creatisi  dopo la battaglia di Maida  del 4 luglio del 1806, dove i francesi  furono sconfitti dagli inglesi.

  L’esercito francese inseguiva da un anno la rivincita tant’è che il generale Reynier , prima di muovere all’attacco, così parlò ai suoi soldati : “ Il sangue dei vostri commilitoni grida vendetta.Non valore, non accorgimento ci mancò in Sant’Eufemia; solo avemmo avversa la fortuna. Ma ora ella ci si mostra propizia,perché ingannatrice del nemico. Facile,certo, tornerà il vendicarci,il trionfare,purché ricordiate d’esser francesi.”

 Dopo la battaglia molti furono i cambiamenti  tra i quali il trasferimento della capitale della Calabria Ulteriore da Catanzaro a Monteleone ( Vibo Valentia ). Ma altri  mutamenti ebbero una portata innovatrice, così come avvenne nel resto d’Europa :furono introdotte le leggi e le istituzioni francesi;  per motivi igienici ed egalitari, fu resa obbligatoria la sepoltura nei cimiteri . Già nel 1806 era stata emanata a Napoli la “legge di  eversione della feudalità” che eliminò privilegi  e portò alla espropriazione dei beni ecclesiastici. Si rafforzò la borghesia agraria con la ripartizione dei demani pubblici che incentivò i latifondi ( e questo fu causa di gravi conflitti ). Furono costruite strade,canali e scuole.A Mileto fu costruito un acquedotto e fu aperto un teatro.Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, creò un esercito che fu elemento di crescita non solo militare ma anche politica, infatti  tra i suoi ufficiali si formarono alla fine dell’età napoleonica i primi nuclei del risorgimento.

 I Borboni si rifugiarono in Sicilia da dove, assieme agli inglesi, fomentarono in Calabria il brigantaggio che diede  filo da torcere ai francesi e fu oggetto di una crudele azione repressiva.Nell’isola ,protetti dalla flotta inglese, Ferdinando e la moglie Maria Carolina, non rinunciavano alla riconquista del regno specie quest’ultima, definita da Napoleone “l’unico uomo del Regno di Napoli”.  Ferdinando ritornò sul trono dopo il Congresso di Vienna del 1815 . Alla  caduta dell’impero di Napoleone il tentativo di Gioacchino Murat di riconquistare il regno di Napoli , fallì miseramente, poiché egli fu preso e fucilato nel castello di Pizzo il 13 ottobre dello stesso anno dopo un processo sommario.

    La battaglia di Mileto è una pagina di storia militare , oltre che politica, e vide due eserciti scontrarsi e lasciare sul terreno un migliaio di morti. Si fronteggiarono per i francesi il generale  Reynier, che aveva raccolto il suo esercito  di  circa 5.000 uomini  a Monteleone  e, per i borboni,  il Principe Philippstal d’Assia , che comandava un esercito di circa 3.500 uomini . Faceva parte dell’esercito borbonico anche il colonnello Vito Nunziante le cui truppe, alla restaurazione  il 29 giugno del 1848 ,trucidarono a Pizzo il padre ed il fratello di Benedetto Musolino  , personaggio politico di grande rilievo del risorgimento calabrese ed italiano.

       Nei preparativi della battaglia sono state registrate anche operazioni di spionaggio : il maggiore borbonico Pousset nel giornale di battaglia riferisce che la mattina del 27 maggio gli avamposti “arrestarono due spie, una portava delle lettere parlando del numero di  bestiami, dividendoli in vacche, e pecore, chiedendo dei fucili da caccia pe ‘l passaggio delle quaglie sotto un’aspetto che conoscer faceva di parlare d’affari relativi all’armata. La detta lettera gli fu trovata avvolta nel tabacco…l’altra spia era un monaco, che nell’atto dell’arresto s’ingoijò delle cartelline, che aveva indosso.In tutto questo giorno entravano ed uscivano dal nostro campo tutte quelle persone che volevano entrare, ed uscire a loro piacere, potendo contare la Truppa uomo per uomo”.

   I tentativi di sbarco fatti nei giorni precedenti dalla flottiglia borbonica lungo la costa erano stati respinti come si legge nella relazione di parte francese, apparsa sul Monitore napolitano del 9 giugno 1807 : “ La stessa flottiglia che aveva fatto lo sbarco di Gioja, si presentò caricata di briganti sotto il comando di Cancelliere, e minacciò diversi punti della costa di Gioja sino a S.Eufemia del golfo. A Tropea le buone disposizioni della Civica gli levarono la voglia di sbarcare: lo stesso successe a Paralia a Briatico e al Pizzo.Il Generale( Reynier -n.d.r. )  non può che lodarsi della buona condotta delle Civiche di tutte queste parti”.

        Dai giornali della battaglia  di Mileto e dalle relazioni ,redatti da ambo le parti,  risaltano gli errori che avrebbero compiuto i borboni. Infatti ,pare che il colonnello Nunziante avesse avvertito il Philippstall di lasciare la posizione di Mileto -dove aveva posto il suo quartiere generale- perché tatticamente sfavorita di fronte ad un eventuale attacco nemico . Mileto si trova  su una collina più bassa rispetto al pianoro  che da Vibo Valentia  porta nella cittadina  ed è  circondata ,ora  come allora,da colline che la sovrastano .

  Il Philippstall che si era spostato con il suo esercito da Rosarno a Mileto il 26 maggio del 1807 tardò a prendere una decisione e venne attaccato dai  francesi alle 4 e mezza della mattina del 28 maggio . I primi contatti fra le truppe avvennero sulle colline di  di Nao e poi a Pizzinni . Da qui la battaglia si trasferì nell’abitato di Mileto -dove si combattè a colpi di fucile e all’arma bianca tra le case- e nelle campagne a sud della città . Lo scontro  fu sanguinoso e l’esercito napoletano fu sbaragliato ed inseguito per Rosarno, Gioia Tauro e Seminara fino alle porte di Reggio Calabria .

Il Generale principe Philipsthal d’Hassia, che comandava l’esercito borbonico,  nella sua relazione si sofferma sulla fuga precipitosa della cavalleria borbonica all’impatto con le truppe  francesi e narra che  quella, fuggendo , travolse  i suoi stessi “Cacciatori” al punto che non sentendo la voce dei loro ufficiali : “ né la mia stessa voce fui costretto di tirare, e far tirare dai miei Ufficiali delle pistolettate, e sciabolate a quei ,che precipitosamente fuggivano,abbandonando il loro ufficiali…”.

Una relazione di parte francese, apparsa sul Monitore napolitano del 9 giugno 1807  racconta ,fra l’altro come, dopo la disfatta, l’esercito borbonico “ fuggì col maggior disordine,abbandonando cannoni, cassoni,munizioni,bagagli di cui era tutta coperta la strada di Mileto a Rosarno… Il generale Camus restò con il 52° Reggimento tra Mileto e Rosarno e distaccò più colonne mobili per radunare li prigionieri sparsi nelle campagne e che, stanchi d’una così veloce corsa, non si potevano più dare alla fuga”.

“La battaglia fu una delle più sanguinose che si possa ideare- scrive il Colonnello Leone Toro - ma alla fine si dové cedere ad un numero quasi quadruplo alla nostra forza …” – E, sempre quest’ufficiale racconta  come il Maggiore Graduato Giuseppe De Luca, nativo del posto (Nicotera) , lanciatosi alla carica, al comando del suo  plotone, rimaneva ucciso in battaglia.

E’ pieno di sentimenti di pietà il racconto del Generale Guglielmo Pepe -patriota che aveva combattuto contro le bande sanfediste già nel 1799- e che prese parte alla battaglia; egli racconta…” Facevamo prigionieri ad ogni passo ed io accorgendomi d’un ferito giacente sul suolo e circondato da vari de’ nostri, vidi ch’era una povera donna vestita da soldato,la quale,trafitta nel petto, teneva ancor ferma lo schioppo, e chiamava delirando suo marito”.

  Nella fuga disordinata  dal campo di battaglia  i mercenari borbonici, che costituivano le cosiddette “masse” di irregolari,  spararono sui propri commilitoni  per spogliarli  di ogni cosa : “ La fuga donò ardire ai vili, il soldato assassinava l’ufficiale, i bagagli depredavansi da questi col ferro recidevano le salme, e Valige; i vetturali gettavano i Generi per salire a cavallo e fuggire, l’uno calpestava l’altro, e tanti e tanti cadeano oppressi dagli stessi compagni : fu tale il furto frà i nostri,che il nemico nulla certamente ha trovato”. (Dalla Relazione dell’Ufficiale borbonico Giuseppe Vanni ).

  Altrettante parole di fuoco indirizzava il Monitore napolitano del 9 giugno 1807 al Philipsthal D’Hassia ( pare fosse gran bevitore di vino)  e ai briganti che componevano il suo esercito: “Alli 27 (maggio 1807) dopo mezzo giorno, Philipsthal mandò un parlamentario per pregare il Generale Comandante in Monteleone di evacuare questa Città,sotto il pretesto di evitare così gli orrori del sacco. ….Si poteva egli lusingare d’impedire che fosse stato dato fuoco e sacco da truppe senza disciplina, da Briganti coperti d’ogni sorte di delitti,quando sotto gli occhi suoi, in Palme,in Seminara,in Rosarno, ad onta delle sue salvaguardie,de’ suoi proclami si erano saccheggiate più di 40 case, e massacrate tante persone oneste; quando in Mileto quella stessa orda d’assassini infame ché, per suo disonore il Principe d’Hassia portava con lui,aveva, in sua presenza,saccheggiato diverse case fra le quali quella stessa d’un Capo Brigante,tanto era grande la sete di rapina,di sangue di quel scelerato stuolo spinto nella sua rabbia dall’amore del Brigantaggio piucché dal desiderio di servire Carolina ( regina, moglie di Re Ferdinando- n.d.r. ), e di compiacerle”.   

   Il Re Ferdinando IV per ricordare il luttuoso  fatto d’arme,  fece coniare due medaglie con la sua immagine , la data- della disfatta- con la vista di  un  castello  e ponte di Mileto .

  La  battaglia di Mileto  merita un approccio multidisciplinare che consenta di affrontare tutte le problematiche e i campi d’indagine collegati all’evento. Sarà utile  esaminare il contesto politico, economico e sociale della Calabria e del Vibonese nell’800; la politica di Napoleone, dei Borboni,   e degli inglesi in Europa e nel mediterraneo;le strategie,le tattiche e gli armamenti militari; i rapporti tra il Vescovo di Mileto ,la popolazione e l’esercito francese, il fenomeno del brigantaggio.      Tutto questo non è possibile senza la costituzione di un comitato scientifico - che qui si propone- con il compito di elaborare  un progetto per la commemorazione del bicentenario e di reperire le risorse necessarie  ad attuarlo .                   

Per approfondimenti  vedi : La battaglia di Mileto ;  Francesco Pititto , Tip. Signoretta, Mileto 1917, e scritti di  Mario Spizzirri in : “Mileto nel contesto storico-culturale dell’Italia meridionale”, Ed. Pro loco 1999 )



 

Le Uniformi dell'Esercito Francese
LA FANTERIA

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National-Guard Fusilier (fucilieri Guardia Nazionale)


LA CAVALLERIA

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Hussars (Ussaro)




La cronologia delle campagne Napoleoniche


La serie di guerre che vanno tra il periodo del 1792 al 1815 videro la Francia opposta alle altre potenze Europee che si allearono tra loro sotto forma di coalizioni, il periodo storico tra 1792/1815 fu contraddistinto dalla egemonia francese su buona parte d’Europa.

Le guerre rivoluzionarie, fino al periodo del 1801, furono intraprese per difendere e poi per diffondere gli ideali della Rivoluzione Francese, con Napoleone al potere, divennero invece semplicemente guerre di espansione.

Nel Aprile 1792 la Francia dichiara guerra a Austria/Prussia/Regno di Sardegna Il 20 Settembre le forze Francesi al comando di Charles-François Dumouriez e François-Christophe Kellermann respinsero una forza d’invasione Austro-Prussiana a Valmy

Nel mese di Novembre 1792 le forze francesi occupano tutto il Belgio

Inizio 1793 Austria, Prussia, Spagna, le Provincie Unite dei Paesi Bassi, e la Gran Bretagna costituirono la prima delle sette coalizioni. Questo porta la Francia alla leva di massa, questa leva di massa portò alla costituzione di eserciti mai visti fino ad allora , nelle battaglie continentali 1700 solitamente gli eserciti che si scontravano tra di loro erano costituiti da 60.000-70.000 uomini, ma successivamente nel 1800 gli eserciti napoleonici manovrarono normalmente con eserciti con più di 250.000 uomini.

Nel marzo 1796 entra in scena Napoleone che fu messo al comando delle Armate posizionate al confine del Nord Italia., conducendo così una brillantissima Campagna d’Italia (la prima), manovrando contro le forze Austriache e del Regno di Sardegna, campagna che si concluse con il trattato di Campo Formio.

La successiva campagna napoleonica fu quella di portare le armate francesi alla conquista dell’Impero Ottomano in Egitto nel Maggio 1798, campagna disastrosa.

La sconfitta della flotta francese da parte dell’Ammiraglio Horatio Nelson nella Battaglia del Nilo (1 Agosto 1798) lo privò del necessario supporto navale, dopo il fallito tentativo di conquistare Acri nel 1799, Napoleone ritornò Francia, la sua armata rimase ad occupare il territorio dell’ Egitto fino al 1801.

Nel frattempo le truppe Francesi in Italia occuparono ulteriori territori, ed impiantando le Repubbliche , Romane e Partenopee.

Formazione della Seconda Coalizione, formata da: Gran Bretagna, la Russia, L’Impero Ottomano, Austria, Il Regno di Napoli e il Portogallo.

La grande vittoria sugli austriaci a Marengo nel 1800 ed il conseguente Trattato di Lunéville sancirono la Francia come potenza dominante sul continente. Nei successivi due anni soltanto la Gran Bretagna, forte della sua Marina, rimase ad opporsi a Napoleone. La risolutiva vittoria di Nelson a Trafalgar (21 Ottobre 1805) fermò per sempre la minaccia di un tentativo francese d’invasione dell’Inghilterra.

Nel 1805 si crea una Terza Coalizione con le seguenti nazioni : la Gran Bretagna, la Russia, e l’Austria. Contro di essa Napoleone ottenne le grandi vittorie di Ulm e Austerlitz nel 1805 e quelle di Jena, Auerstadt e Lubecca sulla Coalizione e sulla Prussia, nel 1806.

Con il Trattato di Tilsit, con il quale i confini della Prussia furono fissati sull’Elba, prendendo anche parte della Polonia, il Trattato di Schönbrunn del 1809, che seguì la sconfitta dell’Austria, tutta l’Europa dal Canale della Manica al confine russo, con l’eccezione di Portogallo, Svezia, Regno di Sardegna, e Sicilia, finì con l’essere o parte dell’Impero Francese, o sotto il suo diretto controllo, o suo alleato.

Nel 1806, nel tentativo di sfruttare il controllo francese sui porti del continente per danneggiare la Gran Bretagna indirettamente, Napoleone emanò il Decreto di Berlino, per il quale le navi che fossero approdate ad un porto sotto controllo francese provenendo da un porto britannico erano passabili di sequestro.

Campagna Peninsulare del 1811 dal Duca di Wellington, invasione della Spagna attraverso il Portogallo.

Invasione della Russia nel 1812 ma la strategia Russa di fare terra bruciata durante la ritirata dei Propri Eserciti , strategia utilizzata dai generali russi M.B. Barclay de Tolly e P.I. Bagration portarono la sconfitta delle truppe Napoleoniche che incapace di ottenere una definitiva vittoria a Borodino il 7 Settembre, l’unica grande battaglia della campagna, Napoleone fu costretto a ritirarsi. Le armate russe così passarono all’attacco; Napoleone dovette ripercorrere con il suo esercito lo stesso percorso fatto all’andata, strada spogliata di risorse e nel bel mezzo dell’inverno russo con temperature rigidissime, nella disastrosa ritirata Napoleone perse 500.000 uomini, perdendo la fiducia da parte dei suoi alleati unitamente al mito della sua invincibilità.

La campagna ha inizio con la convinzione da parte di Napoleone che entro 20 giorni si concluda e la Russia cada ,ma la strategia dell' arretramento dell' esercito lasciando terra bruciata porta ritardi ai piani dello stesso Napoleone. Da ricordare come eventi cruciali della campagna:

Attacco Russo a Pinsk manovra che minaccia le retrovie dell' esercito francese e la città di Varsavia

Battaglia di Ostrowno

I Francesi oltrepassano il Dniepr incontrando resistenza dirigono a Smolenks assediano la città ma i Russi sfuggono

Segue la La Battaglia della Moskova o Borodino

Ritirata Francese dalla Russia.

Una nuova coalizione si formata nel 1813, la quale raduna forze ben superiori di quelle francesi, allo stesso tempo Napoleone si vede abbandonato uno alla volta dai suoi alleati, questo lo costringe alla fine del 1813 ad una ritirata ad est del Reno. Le truppe della Coalizione iniziano l ‘occupazione del territori francese viene agli inizi del 1814, Parigi viene raggiunta a Marzo ed il 6 Aprile Napoleone è costretto all’abdicazione. Il suo esilio all’Isola d’Elba durò meno di un anno, e nel Marzo del 1815 ritornò in Francia e riorganizzò un nuovo esercito.

Si forma la settima ed ultima coalizione con Gran Bretagna, Russia, Prussia, e Austria. La campagna fu breve; Napoleone viene sconfitto definitivamente a Waterloo 16-18 Giugno 1815, da parte delle truppe Inglesi ed Olandesi di Wellington ed i Prussiani di Gebhard Leberecht von Blücher.

Napoleone abdica il 22 Giugno, la monarchia dei Borboni di Luigi XVIII fu restaurata immediatamente dopo. Napoleone viene esiliato questa volta sul Isola di S’Elena nel pieno Oceano Atlantico.
 

 

La Grande Armée del 1806
Con i brillanti risultati del 1805 alle loro spalle, le truppe francesi presenti in Sassonia e Prussia l'anno successivo furono probabilmente le meglio addestrate e le più efficacemente integrate che Napoleone ebbe mai a disposizione.

Dopo la pace di Presburgo, l'imperatore guidò una forza di 160.000 uomini (comprendente sei corps d'armée, 32.000 cavalieri, 300 cannoni e 13.000 alleati della Baviera e del Wùrttemberg) a est del Reno con un ampio spostamento degli acquartieramenti verso il fiume Meno e successi vamente verso il Danubio. All'apice della campagna del 1806, questo numero sarebbe salito fino a 300.000 uomini. Solo due divisioni, quelle dei generali Dupont e Gazan (che facevano parte del I Corpo di Bernadotte e del V Corpo di Lannes rispettivamente) erano costituite da soldati appena coscritti.

I vuoti negli altri reparti erano stati colmati da nuove leve provenienti dai centri di reclutamento reggimentali, ma in termini di morale ed esperienza la Grande Armée del 1806 si distingueva dalle altre.

Il Fante francese
Il fante francese armato di moschetto Charleville serie 1777 calibro .70, di baionetta da 15 pollici e di spada, con polvere e palle per 24 colpi nella sua giberna, era addestrato per eseguire diverse operazioni tattiche. Per i movimenti sul campo di battaglia (e occasionalmente per sfondare attraverso le linee nemiche, se queste erano sufficientemente indebolite).

Disposizione battaglioni di Fanteria
Il battaglione di fanteria, si disponeva in «colonne divisionali». Mentre la nona compagnia «leggera» (I volteggiatori, o voltigeurs) si disponeva in testa come schermo di scaramuccia, le restanti otto compagnie (ognuna comprendente circa 140 uomini di tutti i ranghi) si disponevano in una formazione profonda tre file con un fronte di due compagnie. Tenendo conto degli spazi tra le file, una colonna completa copriva un fronte di circa 50 metri (o 50 file, 25 per compagnia) e aveva una profondità di circa 20 metri (o 12 file). Un attacco veniva sferrato da una serie di colonne eli questo tipo, formate a linea o a scaglioni, disposte a scacchiera, con in­tervalli regolari tra di esse. Secondo il «Manuale delle Esercitazioni» del 1791 queste colonne venivano addestrate a schierarsi in linee profonde tre file a una distanza di circa 100 metri dall'avversario, e ad aprire il fuoco a raffica o individualmente, prima di caricare con la baionetta innestata.

I battaglioni di Fanteria leggera
I battaglioni di fanteria leggera (tiratori, o tirailleurs) abitualmente combattevano individualmente o in ordine sparso di scaramuccia ma, se la situazione lo richiedeva, potevano anche disporsi in formazioni lineari regolari.

La maggior parte dei soldati portava il moschetto standard 1777 a canna liscia, ma gli ufficiali e i sottufficiali delle compagnie di voltigeurs erano armati di fucili a carabina. Gli ufficiali erano inoltre incaricati di valutare le forze opposte, e di riferire tali valutazioni ai loro superiori.

La tattica di Napoleone
Lo schieramento che Napoleone preferiva era quello a ordine misto («ordre mixte») nel quale, per esempio, un normale reggimento di tre battaglioni disponeva un battaglione in linea e collocava gli altri due in colonne divisionali su entrambi i fianchi. Questo tipo di schieramento univa potenza di fuoco ad azione di disturbo, ed era molto flessibile. Tutte le unità della fanteria francese erano addestrate a cambiare rapidamente schieramento, dall'«ordre profonde» della colonna all'«ordre mince» della linea, dalla linea al quadrato in caso di attacco da parte della cavalleria, e da uno qualsiasi di questi all'ordine misto.


Le manovre
Le manovre ordinate da Morand alla sua divisione sono un esempio eccellente di questa capacità impressionante di flessibilità tattica, durante la battaglia di Auerstadt dopo essersi assestati a sud di Hassenhausen dando ampia dimostrazione del loro valore.

La cavalleria-Corazzieri, Dragoni o Cavalleria leggera
La cavalleria - corazzieri, dragoni o cavalleria leggera, era suddivisa in reggimenti di quattro, cinque, sei o più squadroni rispettivamente, e ogni squadrone era costituito da due compagnie. Il sistema di attacco prevalente erano le cariche effettuate da coppie di squadroni, ma veniva data

grande importanza anche alla disciplina in azione, in particolare alle operazioni di raduno dopo la carica.

La Cavalleria leggera
La cavalleria leggera, costituita da ussari, cacciatori a cavallo (chas-seurs a cheval) e simili, svolgeva (come i dragoni) incarichi di ricognizione e inseguimento.

Il grosso della cavalleria pesante spesso costituiva la base della Cavalleria della Riserva, agli ordini diretti dell'imperatore, ma le divisioni o brigate

di cavalleria aggregate a ciascun Corps d'Armée generalmente comprendeva no unità di tutte e tre specialità dotate di armi bianche. Corazzieri e le carabinieri portavano ancora corazze frontali e dorsali.


La Cavalleria
La cavalleria, armata con spade o sciabole, pistole e carabine, rappresentava l'elemento spettacolare della Grande Armèe.


L'artiglieria
L'artiglieria, organizzata in batterie a piedi, a cavallo o «volanti», era costituita da cannoni a canna liscia 12pdr (pounder), cioè con proietti da 12 libbre, 8pdr e 6pdr, e da obici da 6 pollici.

Molti dei calibri più pesanti, detti «le bellissime figlie dell'Imperatore», erano sempre più inquadrati nell'Artiglieria della Riserva alle dipendenze dell'esercito. Gli artiglieri erano addestrati a usare con flessibilità il loro cannone in azione, utilizzando colpi singoli per bersagli lontani e colpi a mitraglia per bersagli a distanza ravvicinata.

A Jena vennero utilizzate per la prima volta batterie concentrate. Sotto l'occhio vigile dell'imperatore, che era stato artigliere lui stesso, l'artiglieria aveva un livello qualitativo molto elevato. «Le guerre si fanno con i cannoni,» affermò una volta.

Azioni tattiche standard
Ogni ingaggio era naturalmente un evento a sé stante, ma una tipica sequenza di grandi azioni tattiche a livello di corpo d'armata (livello al quale Napoleone delegava il comando effettivo ai suoi marescialli o generali superiori, interferendo raramente sui dettagli una volta che il piano generale era stato stabilito, salvo assegnare o rifiutare di assegnare forze di riserva), spesso si svolgeva come segue:

1) Molte battaglie napoleoniche cominciavano con un intenso cannoneggiamento di artiglieria. Al fine di causare vittime e quindi fiaccare il morale del nemico.

2) Sotto questa copertura, la fanteria leggera avanzava per occupare il terreno neutro mentre gli ufficiali studiavano attentamente la disposizione del nemico nei loro settori, inviando le informazioni ai propri ufficiali superiori nelle retrovie.


3) Successivamente, elementi dei corpi di cavalleria venivano mandati in prima linea con lo scopo di attirare e ingaggiare gli squadroni nemici.

4) In quel caso, dopo una veloce mischia, i cavalieri nemici si ritiravano, mentre la cavalleria francese si lanciava sulla fanteria, costringendola a formare un quadrato.

5) Era molto raro che un quadrato fosse spezzato se teneva le file serrate, ma tale formazione si dimostrava un ottimo bersaglio per l'artiglieria a cavallo francese che accompagnava la cavalleria.

6) Mentre i cavalieri retrocedevano per riformarsi, gli artiglieri a cavallo liberavano i cannoni dall'avantreno e aprivano il fuoco a bruciapelo, mietendo molte vittime tra gli oppositori.


7) Dietro la diversione causata da queste operazioni, le colonne di fanteria francese avanzavano attraverso il fumo della battaglia al suono dei tamburi inframmezzato dal grido di guerra di «Viva l'Imperatore!».

8) Le colonne francesi quindi si dispiegavano a 100 metri dal nemico, sparavano diverse scariche e caricavano con la baionetta, nella speranza di raggiungere il nemico ancora in quadrato (che così aveva una potenza di fuoco frontale ridotta) o, ancor meglio, mentre tentava di ricostituire le linee.

9) Attacchi di questo tipo si ripetevano secondo le necessità, ma una volta che tra il nemico cominciava a mancare la coesione arrivava il turno dei corpi di cavalleria leggera, che scattavano in avanti per sfruttare il successo.

10) I corpi adiacenti intanto conducevano attacchi simili e, una volta che il nemico era ben «preparato», le riserve francesi ottenevano la vittoria sferrando il colpo finale in un settore ben localizzato.

Il segreto del successo stava ovviamente nella cooperazione tra le varie armi e nella meticolosa orchestrazione degli avvenimenti.
Ma, naturalmente, non vi erano mai due battaglie identiche.


 


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